Benvenuto nel portale web del movimento Save Sammezzano; Il nostro obiettivo è sensibilizzare cittadini e istituzioni in merito alla necessità di tutelare, valorizzare e rendere pubblicamente visitabile il Castello di Sammezzano ed il suo parco. Ricordiamo infatti che al momento visitare Sammezzano non è possibile.

Antiche visite a Sammezzano

Curiosità di fine Ottocento a proposito delle visite a Sammezzano
Antiche visite a Sammezzano: è’ naturale pensare che presso il castello di Sammezzano,  dimora del marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, venissero accolti solo ospiti ed amici, ma non è così.  Il Castello di Sammezzano ed il suo parco potevano essere visitati anche da intellettuali del tempo, incuriositi e affascinati dal mondo dell’Oriente.
La maggior parte di loro, infatti, era in grado di conoscere i colori dell’India, le architetture moresche, le decorazioni cinesi, solo attraverso la lettura di libri di viaggiatori e, in un periodo in cui l’Europa guardava ammirata le terre delle mille e una notte, Sammezzano diventava un luogo di grandissima attrazione, poiché in ogni Sala era riprodotta un’atmosfera diversa dell’Oriente.
Gli intellettuali e gli studiosi accedevano al Castello in carrozza, percorrendo un viale che si snodava all’interno del parco e che permetteva di osservare lungo il percorso numerose specie di piante esotiche mai viste prima d’allora in Toscana e quegli immensi alberi, le sequoie, che allora esistevano solo in California e che il marchese andò ad acquistare a Londra per poterne godere nel suo immenso parco.
Arrivati al Castello i visitatori pagavano un regolare biglietto d’ingresso (come si desume dalle numerose ricevute conservate nell’archivio del marchese), e questo dava loro la possibilità di visitare il castello di Sammezzano, attraversandone le ricchissime sale, guidati dal marchese stesso e accompagnati da musiche e profumi d’Oriente.
La grande varietà di colori e la ricchezza delle decorazioni all’interno del Castello di Sammezzano oggi ci fa dimenticare, per un attimo, il fatto che molto è cambiato e molto si è perduto o rovinato rispetto all’Ottocento.
Guardando attentamente, è possibile accorgersi che, in realtà, tutte le sale sono completamente prive di elementi di arredo: mancano mobili, tavoli, sedie, lampadari… manca tutto! Non ce ne accorgiamo perché le architetture orientali sono molto diverse dalle nostre: abituati a palazzi di pietra serena, all’intonaco bianco, il trionfo dei colori e delle ricchissime decorazioni non ci permette di vederne le mancanze.
In effetti in origine dovevano esserci  (e lo testimoniano le foto dell’Archivio Alinari giunte sino a noi)  e dovevano completare magnificamente ciò che oggi ci rimane da vedere.
Sappiamo che nel 1943 il Castello venne requisito dalle truppe alleate che vi sostarono per più di un anno e lasciarono  il Castello di Sammezzano, e il parco, in condizioni disastrose.
Oggi purtroppo possiamo solo immaginare con quale immensa cura il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, abbia scelto gli arredi per il suo Sogno d’Oriente.
Una delle più grandi peculiarità del Castello di Sammezzano che, fortunatamente, è possibile vedere ancora oggi, è lo straordinario studio della luce. Nelle giornate di sole la luce passa attraverso i vetri policromi delle finestre e delle porte, creando straordinari riflessi colorati in perfetta armonia con le decorazioni delle sale.
Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona lavorò per più di 40 anni al Castello di Sammezzano, modificandolo secondo il gusto dell’epoca che, come sappiamo, volgeva lo sguardo verso l’Oriente.
Continuare a parlarne e sognare ogni giorno una sua rinascita è l’unico modo che abbiamo per mantenerlo in vita.
Finché un bene è conosciuto e noto, non sarà mai dimenticato.
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2 comments

  1. Loredana Cereda ha detto:

    Salvare questo tesoro è un dovere. Mi piacerebbe farne visita!

  2. Vito ha detto:

    Salvare questo tesoro è un piacere. Mi piacerebbe farne visitarlo la notte, con tutta calma…

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