Bruno Cosimo Pati di Save Sammezzano

Sono nato il 30 maggio 1937 ad Arnesano, un piccolo comune nel cuore del Salento, in Puglia, a 7 km da Lecce. Ero il figlio più piccolo di una famiglia molto numerosa.

L’amore per il disegno lo devo a mio fratello maggiore, con il quale frequentavamo l’Istituto d’Arte. Portava a casa innumerevoli lavori da ultimare che ammiravo con grande stupore e di nascosto, quando lui usciva di casa, prendevo e completavo. Mi sono diplomato “Maestro d’Arte” nel 1953, allora con quel diploma si poteva insegnare.

La passione per il disegno mi ha portato a lasciare la mia terra per approfondire gli studi di Architettura a Firenze.

Arrivato giovanissimo in città, mi iscrissi all’Istituto d’Arte, sezione Architettura, di Porta Romana. Svolgevo i lavori assegnati con semplicità, e con grande stupore di preside ed insegnanti mostrai la mia abilità nel disegno libero, tanto che in quegli anni fui chiamato a lavorare come disegnatore per uno studio di architetti fiorentini, ricevendo un compenso di 100 Lire l’ora (ricordo che con il primo stipendio andai a cena in un ristorante in via dei Servi e affittai un palco al Teatro Verdi).

Durante l’ultimo anno partecipai ad un concorso, riservato appunto agli studenti dell’ultimo anno dell’istituto d’arte, per la realizzazione del logo del Consorzio del Chianti Classico. Il premio in palio erano 500.000 delle vecchie lire. Consegnai tre bozzetti, tra cui uno contenente la sagoma di un gallo, che venne scelto diventando il logo che oggi conosciamo come “Gallo Nero”.  Ricordo ancora l’emozione quando il Consorzio mi convocò nei loro uffici di piazza Signoria per assegnarmi il premio.

Concluso il periodo di studio a Porta Romana superai l’esame di ammissione per accedere alla Facoltà di Architettura di Firenze e lo stesso anno, mi fu proposta la cattedra come insegnante di Arredamento presso l’Istituto d’Arte.

Mi sono sposato a 26 anni e conseguita la Laurea in Architettura ho aperto uno studio a Firenze. Poco dopo vinsi un concorso nazionale come insegnante di ruolo, ottenendo la cattedra presso l’Istituto d’Arte di Sulmona come docente di Geometria descrittiva e Disegno architettonico. Insegnai a Sulmona per quattro mesi, ma amavo il mio lavoro a Firenze e volevo tornare nel mio studio.

Nel 1966 insieme a dei colleghi, vincemmo il primo premio della fiera internazionale di Tripoli. Questo ci portò a ricevere incarico dal Re Idris di Libia per la progettazione di una serie di alberghi in varie città, tra cui Homs, Sabrata, Misurata, Sebha, ecc. Per tre anni mi spostai per lavoro tra la Libia, la Tunisia, il Marocco e l’Algeria, fino quel terribile 1 settembre 1969, quando fummo costretti ad abbandonare all’improvviso la capitale libica a causa del colpo di stato di Gheddafi.

Tornato in Italia, dopo qualche anno aprii un altro studio a Firenze, molto grande, con il quale lavorai per dei grossi complessi alberghieri.

Nel 1978 fino all’86 cominciò l’avventura egiziana e mediorientale: progettai l’Holiday Inn ed altri grossi alberghi a Il Cairo, la sede dell’American Express, e ricevetti diversi incarichi per la progettazione e l’arredamento di alberghi e ville in Iraq.

Nel corso della mia vita il lavoro mi ha portato un po’ ovunque dal Medio Oriente a New York, a Panama. In Italia ho avuto per molti anni uno studio a Roma e uno a Firenze, ed ho lavorato in molte altre città, tra cui Napoli, Pistoia, Grosseto, Carrara…

La mia avventura con il Castello di Sammezzano è iniziata nel 1987, quando mi fu chiesto di progettare la risistemazione dell’intero complesso di Sammezzano (compreso parco e casali), per conto di una società interessata all’acquisto (la Promintur Srl), visto il desiderio degli allora proprietari di vendere. Fu un lavoro di grande entità che vide me ed il mio studio impegnati nel rilievo dell’intera area, del castello e dei casali sparsi nel parco, e successivamente nella redazione di un progetto che prevedeva la ristrutturazione ed il recupero dell’hotel progettato da Spadolini, con alcune modifiche, la ristrutturazione ed il recupero di tutti i casali, la sistemazione del parco, con la realizzazione di un’adeguata viabilità interna e di un campo da golf.

Per quanto riguarda il castello, l’idea progettuale prevedeva di restaurare il piano monumentale ed adibirlo a museo, mentre per gli altri due piani si sarebbe deciso in futuro. La società interessata all’acquisto della proprietà non riuscì però a portare a termine la compravendita, ed il complesso fu acquistato da un’altra società, i Fratelli Catalani Spa, che era comunque intenzionata a portare avanti il progetto da me realizzato, nel frattempo approvato dalla Soprintendenza e dal Comune. Era l’anno 1992. La società che era divenuta proprietaria purtroppo fallì nel ’95 e quindi il progetto non ebbe seguito. Il complesso andò all’asta ed io fui chiamato ad eseguire una perizia per la stima del valore a base d’asta, nel 1997. Il complesso fu acquistato dalla Sammezzano Castle Srl. Il resto è la storia che ormai tutti conosciamo.

Sono andato avanti con la mia vita e la mia professione, ma il ricordo di Sammezzano è sempre rimasto vivo dentro di me. Quando nel 2015 è nato il movimento “Save Sammezzano” ho pensato che forse la mia parte in questa vicenda non era ancora conclusa, che potevo mettere a disposizione le mie competenze e le mie conoscenze per il movimento che stava nascendo per la tutela di questo luogo magnifico e che tanto ha significato per me.

 

 

Autore dell'articolo: Francesco Esposito

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