Castello di Sammezzano, eclettico o moresco?

Su moltissimi siti internet, giornali, riviste e addirittura film di Hollywood, Sammezzano viene primariamente identificato come esempio di architettura moresca (o, comunque, di tipo revival moresco). Questo tuttavia non è del tutto corretto in quanto con stile moresco viene universalmente definito un tipo di “arte islamica che si sviluppò nel bacino occidentale del Mediterraneo (Spagna e Africa maghrebina), tra la seconda metà del sec. XI e la fine del XV, dall’incontro fra le tradizioni siriaco-musulmane (portate a Cordova dagli Omayyadi), i ricordi classici e visigotici dell’ambiente andaluso, e l’austera cultura berbero-musulmana introdotta dalle dinastie africane degli Almoravidi e degli Almohadi; stile che è caratterizzato dall’uso di cupole formate da archi intrecciati e dalla predilezione per gli ornati fastosi e raffinati, eseguiti in stucco o gesso dipinto e dorato, in mosaico di ceramica, in pietra scolpita a bassissimo rilievo, con motivi geometrici, epigrafici e vegetali di sorprendente inventiva” (Fonte:http: www.sapere.it), mentre il Castello di Sammezzano va molto oltre questo genere artistico. 


Difatti, nonostante quella moresca sia stata certamente la corrente artistico-architettonica da cui il Marchese Panciatichi ha tratto maggior ispirazione, all’interno del Castello di Sammezzano si incontrano ambienti che poco hanno a che fare con l’arte moresca. Tanto per menzionarne alcuni tra i più noti: l’Ottagono Dorato, la Sala Bizantina, la sala Pax-Libertas e, la più famosa tra tutte, la Sala dei Pavoni. 

Il Castello di Sammezzano si caratterizza dunque per una mescolanza di stili artistico-architettonici di vario genere, che non si possono certamente ascrivere e ridurre solamente all’arte moresca o comunque ad un revival di essa.

In molti potranno rimanere sorpresi da questa nuova e diversa rivisitazione di Sammezzano, sia perché nessuno prima di noi ha puntualizzato molto su questo argomento sia perché va contro quella che oramai da anni è diventata la più comune definizione artistico-architettonica di Sammezzano.


Siamo però sicuri di questa differente lettura in quanto, a sostenerla a nostro fianco, possiamo chiamare in causa niente di meno che la più autorevole di tutte le fonti: l’ideatore stesso di Sammezzano, il Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona. E’ infatti lo stesso Marchese che, in un piccolo album fotografico che regalò a fine ‘800 all’allora Sindaco di San Gimignano, decise di inserire un “avvertimento” come premessa affinché nessuno travisasse la sua opera, e gli stili da lui reinterpretati per realizzarla, diffondendo in giro informazioni errate.
E’ doveroso sottolineare che questo importante documento è stato riscoperto di recente solamente grazie al lavoro della studiosa Ethel Santacroce che lo ha segnalato al Comitato FPXA.  

 

Di lato una foto della prima pagina dell’album non appena menzionato, dove si può chiaramente leggere in francese (che ai tempi del Marchese era considerata la lingua della cultura) :

 

“AVVERTIMENTO

Necessario a prevenire tutte le false dicerie (o approcci) sullo stile. 
Fotografie della Villa di “Sanmezzano” e delle sue Dépendances.

Architettura originale e fantastica del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona. Stile pagano dove il carattere principale è una mescolanza dei generi Arabo-Bizantini e Indo-Europei, soggetti a innumerevoli modifiche derivanti dalle località e dai materiali trovati in loco, Costruzione eseguita sotto la direzione dello stesso Marchese.” 

 

 

 

 

Dunque fu il Marchese in persona a lasciare indicazioni precise proprio allo scopo di evitare che si diffondessero in giro informazioni non corrette riguardo gli stili artistici usati per costruire Sammezzano.

Secondo tali indicazioni, Sammezzano è una mescolanza di generi che possono essere facilmente identificati in tutte quelle espressioni stilistiche appartenenti alle più generiche correnti Arabo-Bizantine ed Indo-Europee, di cui fa indubbiamente parte anche lo stile Moresco. 

Di conseguenza, anziché descrivere Sammezzano solo come esempio di architettura moresca, sarebbe più appropriato annoverarlo come esempio di Ecletticismo (o Eclettismo), in quanto quest’ultimo definisce proprio la “tendenza a ispirarsi a fonti culturali eterogenee, scegliendo fra gli elementi ritenuti migliori e combinandoli armonicamente fra loro” (Fonte: www.sapere.it).
Difatti ci troviamo davanti ad una costruzione chiaramente realizzata in stile Eclettico, che non per niente definisce tali quelle costruzioni che, da un lato, sono legate ad una concezione storicistica dell’architettura e che, nel contempo, tendono ad un’unità sincretica, mescolando elementi ripresi da diversi movimenti storici ma anche esotici e contemporanei. 

Nel caso specifico di Sammezzano, il Marchese Panciatichi ha combinato armonicamente gli stili Arabo-Bizantini ed Indo-Europeo, ispirandosi a quella che allora era una corrente di pensiero molto in voga a Firenze, l’Orientalismo. 

Questo è senza ombra di dubbio sia un vantaggio che un vanto per Sammezzano perché, mentre non sarebbe mai stato possibile definirlo oggettivamente come uno dei più importanti esempii di architettura Moresca d’Europa (non scordiamoci la presenza, sul nostro continente, di strutture moresche dall’indiscusso valore quali l’Alahambra di Granada), è però del tutto legittimo definirlo come più il importante esempio di architettura Eclettica d’ispirazione Orientalista d’Europa. 

Fortunatamente noi di Save Sammezzano, fin dalla nostra nascita, lo abbiamo sempre definito come il maggiore esempio di architettura Eclettica d’Europa e quindi non ci siamo mai allontanati troppo dalla corretta identificazione di Sammezzano. 

E adesso che è riemerso dal passato un importante documento originale del suo ideatore per sostenere quanto abbiamo sempre affermato, è importantissimo diffondere quanto più possibile questa “nuova” definizione artistico-architettonica di Sammezzano, affinché la versione più corretta sostituisca il prima possibile quella meno adeguata.


 

Se, come noi, siete professionisti di settore pronti a mettere volontariamente il vostro tempo e le vostre competenze a servizio di questa causa, o siete disposti a finanziarie/sponsorizzare le nostre attività di sensibilizzazione, scriveteci a info@savesammezzano.com. 
Save Sammezzano ha bisogno di voi!

Autore dell'articolo: Francesco Esposito

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