Economia, turismo, innovazione e cultura; come unirli nello stesso “sistema”?

Cosa hanno in comune l’economia, il turismo, l’innovazione e la cultura? È possibile unire all’interno dello stesso sistema diversi ambienti lavorativi combinandoli tra loro e rendendoli produttivi ed efficaci? Questi sono gli interrogativi che sono stati posti durante la creazione del progetto “ SA.ME ” e, sicuramente, un ’ altra domanda che sorge spontanea è: cos’ è  “ SA.ME ” ?

Dopo essere venuto a conoscenza dell’esistenza del castello di Sammezzano,  necessitando di un protagonista per la stesura della tesi  di Laurea  e fortemente motivato dalla situazione stagnante della struttura, sono entrato in contatto con Francesco Esposito, ideatore di Save Sammezzano, che mi ha esposto in maniera dettagliata le problematiche e le paure che stavano dietro ad un bene di tale portata; tutti questi fattori sono stati la scintilla che ha dato il via ad un pensiero  di evoluzione del movimento di Save Sammezzano e alla  creazione di un progetto parallelo denominato appunto “ SA.ME ” (Sammezzano Metamorphosis): in collaborazione con la designer Elisa Calderini ho deciso di ridare una nuova vita e una nuova possibilità a Sammezzano, creando un progetto di rivalorizzazione. La vastità di questa struttura è stata il primo fattore preso in considerazione per pianificare l’evoluzione e la creazione del progetto “SA.ME”; un altro fattore lungamente analizzato e studiato è stato il target di riferimento e l’offerta monotematica della proprietà precedente; tenendo quindi in considerazione questi dati, la mission che  “ SA.ME ” si è imposta fin da subito, è stata quella di creare e progettare uno schema di rivalorizzazione dell’immagine percepita del castello e della struttura in generale, cercando di proporre una pianificazione innovativa e sinergica capace di evolversi ma soprattutto di durare nel tempo, creando un rapporto diretto con le persone che ne usufruirebbero; la fase finale si concentrerà poi sulla divulgazione e pubblicizzazione del progetto, in modo tale da attrarre ipotetici investitori facendo conoscere la struttura a più persone possibili. 

Entrando all’interno della proprietà, molto prima di raggiungere la zona dov’è stato edificato il castello, si inizia a provare una sensazione di smarrimento dovuta alle dimensioni enormi del parco e, addentrandosi nei vari sentieri, si iniziano ad intravedere varie strutture emergere, come ad esempio diverse case coloniche, cascine di caccia, il mausoleo e la cappella di famiglia, senza considerare i numerosi ponti, le vasche d’acqua e i tanti ingressi a varie gallerie sotterranee; a differenza del progetto creato dalla Sammezzano S.p.a, dove la maggior parte di queste strutture era stata adibita a residence e camere succursali della parte centrale (il castello), abbiamo deciso di utilizzare questi stabili mettendoli al centro del progetto, dando ad ognuno di loro un tema diverso. Questa scelta è stata fatta per  eliminare appunto   il concetto monotematico esistente creando un sistema politematico capace di inglobare al suo interno numerosi settori, facendoli interagire tra loro in modo tale da creare un ambiente dinamico ed accessibile ad un target molto più ampio; in secondo luogo un altro aspetto importante è quello di facilitare l’orientamento del fruitore finale che, arrivato al complesso di Sammezzano, saprà già dove dirigersi in base a ciò che desidera fare e, una volta raggiunta la struttura desiderata, verrà indirizzato direttamente nei luoghi adibiti a tale attività.  Una volta definite le linee guida generali siamo passati alla scelta dei vari temi da assegnare ad ogni struttura, temi che sono stati selezionati prendendo in considerazione l’offerta regionale e nazionale attuale, gli sbocchi ipotetici della struttura stessa e l’evoluzione di mercato futura, con l’obiettivo di creare un principio di interdipendenza tra i vari settori.      

 Impossibilitati però ad agire fin da sub to con l ’ attuazione di questo progetto viste le numerose problematiche a livello burocratico, siamo passati alla creazione   di un Piano B, che si concentrerà principalmente sulla sensibilizzazione e pubblicizzazione del concetto SA.ME attraverso il web e i social network, cercando anche di avvicinarci ai media tradizionali, potendo aumentare così ancora di più la portata mediatica;  la voglia di continuare ad investire in questo progetto nonostante le enormi limitazioni, proviene dalle emozioni provocate alla vista di questo bene in fase di decadimento, essendo purtroppo solamente un esempio dei tanti casi che si possono trovare sul territorio europeo ma soprattutto italiano;  SA.ME vuole quindi  essere una motivazione per tutti quei cittadini che si ritrovano ad avere in casa dei patrimoni culturali e non sanno come valorizzarli o ristrutturarli.

 

Alessio Mainardis si è laureato in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale  presso l’Università di Udine, con una tesi su “La valorizzazione territoriale attraverso progetti innovativi

nuovi percorsi turistici in Toscana”

Con lui ha collaborato la designer Elisa Calderini

Autore dell'articolo: Francesco Esposito

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