Salva Sammezzano, salva il Mondo

La Bellezza non salverà il mondo, ma l’uomo. La bellezza salva l’Uomo perché egli ne ha una necessità vitale: se ne nutre costantemente e non può farne a meno per esistere.

Potremmo considerarlo alla stregua degli altri bisogni fondamentali di Natura. La Bellezza come il glicogeno per le cellule alimenta e dona energia all’essere umano.

Ebbene, così come si sta tentando dal basso di salvaguardare il mondo dalla plastica, dai cambiamenti climatici, salvare il Castello di Sammezzano assume un significato esistenziale. Vuole dire salvare un pezzo di Noi, della nostra memoria e della nostra identità di esseri umani.

“First things, first” come dicono gli anglosassoni, dunque che cos’è Sammezzano?

Attraverso le celebri parole, del 1878, dello storico Guido Carocci scopriamo che “una descrizione di Sammezzano è difficile […] C’è là dentro un non so che di fantastico che non si riproduce, non si descrive”.
E Giulio Piccinini, suo collega e contemporaneo, aggiunge che “anche le pietre par acquistino un’anima”.

Il Castello di Sammezzano si trova in Toscana, nel comune di Reggello (FI).
Si tratta di una costruzione ad architettura polivalente, grande l’impatto orientalista dopo la ristrutturazione ottocentesca, circondato da un imponente parco che circonda la tenuta, mostrando come natura e opera umana possano convivere e valorizzarsi l’un l’altro.

Questo inestimabile patrimonio umano – inestimabile per la sua insita unicità e la misterica bellezza – tuttavia, dagli anni Novanta risulta in uno stato di abbandono e di sospensione (intorno al 2000 risale solamente un ulteriore cambio di proprietà): da allora, come vedremo più avanti, nessuna  decisione o azione concreta è stata intrapresa dalle autorità deputate per permetterne il salvataggio e la restituzione alla cittadinanza come luogo di valore storico e artistico.
E questo nonostante tantissimi abbiano chiesto che si facesse qualcosa.
Così, oggi, il Castello, vista la complessa situazione legale e l’assenza di manutenzione, è chiuso alle visite e lasciato in preda ai saccheggiatori e alle ingiurie del tempo e del clima.

Nel 2015 nasce la campagna di sensibilizzazione “Save Sammezzano” e, in seguito, l’omonimo movimento civico che, con mezzi limitati e tanto sacrificio gratuito, promuove in poco tempo interrogazioni parlamentari, organizza visite stampa per documentare lo scandaloso stato del Castello e petizioni on-line, attivando simultaneamente una costante presenza sui social network per informare tempestivamente l’opinione pubblica sugli sviluppi in merito.

Recente è la candidatura di Sammezzano al “World Monuments Watch 2020” di concerto con il Ministero dei Beni Culturali, la Regione Toscana, il Comune di Reggello e Kairos Srl (creditore della fallita Sammezzano Castle Srl proprietaria della struttura).

Ecco allora che si palesa davanti ai nostri occhi il collegamento tra la preservazione di questo castello e della sua peculiare bellezza, e il Mondo inteso come Umanità che si fa custode e che dà forma alla Bellezza.
Salva Sammezzano, salva il mondo si potrebbe dire, citando la battuta di una famosa serie tv.

 

Sammezzano attraverso il fiume del Tempo

Pare che il sito fosse già attivo durante il periodo romano, ma non ci sono fonti certe in merito.
Nel 780 d.C. Carlo Magno pare che sostò nel castro di Sammezzano, mentre era di ritorno da Roma, città che vide il battesimo del figlio da parte del pontefice, per assicurare la legittimazione imperiale all’erede (Robert Davidsohn “Storia di Firenze”). Durante il periodo dell’anarchia feudale e il successivo incastellamento, che coinvolgerà buona parte del Paese, in particolare le zone centrali – movimento che si accompagnerà alla nascita dei Comuni e dei governi signorili – il castello di Sammezzano viene trasformata in una tenuta nobiliare data in mano a varie famiglie aristocratiche come beneficio, tra cui gli Altoviti e infine i Medici.

È proprio con il Granduca Ferdinando I de’ Medici che il castello viene venduto, nel 1596, a Ferdinando Ximenes di Aragona, originario della Castiglia, come testimonia il contratto di vendita del 17 agosto redatto su pergamena da Lorenzo Mutius. Tuttavia solo nel 1605 la famiglia Ximenes ne prende possesso e fa di Sammezzano una delle sua residenze d’elezione finché nel 1816 muore l’ultimo erede, Ferdinando Ximenes d’Aragona.

La proprietà passa, prima a Pietro Leopoldo, primogenito di Vittoria d’Aragona, moglie di Niccolò Panciatichi, e poi al figlio il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona nel 1818.

Nel 1840 il marchese progetta la trasformazione di Sammezzano, cambiando completamente l’aspetto seicentesco della struttura, invertendo le facciate, moltiplicando le sale e le scalinate.

Ferdinando era un grande ammiratore dell’artigianalità e ancora di più dello stile orientalista, diffusosi in Europa e a Firenze proprio nei primi decenni dell’Ottocento.

In un quarantennio il marchese dà forma al parco e al castello come lo conosciamo oggi, facendo realizzare i mattoni, gli stucchi, le piastrelle da manifatture locali specializzate che potevano lavorare direttamente sul sito, grazie alla edificazione di una vera e propria fornace e con l’aiuto di esperiti di arte orientale, islamica e moresca.
Il castello si compone di circa settanta stanze, che vogliono donare alla vista un caleidoscopico intreccio di colori.

Nel 1853 terminano i lavori della Sala d’Ingresso, nella quale vengono incise le parole “Non plus Ultra”, a ricordo delle colonne d’Ercole, e l’Atrio delle Colonne. Del 1867 sono la Sala da Ballo e quella del Grande Ottagono Bianco, mentre più tarda, 1870 ca., risulta la fine dei lavori per il Corridoio delle Stalattiti che collega la Sala degli Specchi all’Ottagono dorato.
Nei successivi cinque anni vengono completate le sale della zona est della tenuta, tanto che incuriosito dall’ecletticità  dell’opera nel 1878 persino il re d’Italia, Umberto I, viene a constatare con i suoi occhi la magnificenza del posto.

Tra il 1886 e il 1889 vengono terminati i lavori della zona ovest e gli esterni, che comprendono la Torre Centrale. Poco dopo nel 1897 muore il marchese e la proprietà passa a Marianna Panciatichi-Paolucci che, tra il 1900-1915, vende molti degli arredi e delle suppellettili del Castello.

Durante il primo dopoguerra Sammezzano viene posto sotto tutela dalle leggi del Regno in merito, in particolare nel 1939 la Legge n.1089 per la “Tutela delle cose di interesse artistico e storico” e la Legge n.1497 per la “Protezione delle bellezze naturali”.

La seconda guerra mondiale incombe anche sul castello che viene brutalmente devastato dai soldati dei Reich e successivamente usato come deposito militare e luogo di alloggio per le truppe alleate.

 

Dove siamo oggi? – La situazione odierna di Sammezzano

Who are we now” il titolo della celebre opera di Ferlinghetti potrebbe essere facile parafrasato per inquadrare lo stato delle cose oggi.

Dove siamo giunti noi oggi?

Come stanno le cose negli ultimi tempi?

Dopo un nuovo periodo di incertezza il castello viene trasformato in un resort di lusso negli anni Settanta e tale rimane fino al principio dell’ultimo decennio del XX secolo, quando l’albergo chiude e il sito piomba in uno stato di decadimento e oblio. Finché nel 2013 viene costituito il Comitato per i duecento anni dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona” (Comitato F.P.X.A.), che promuove assieme ai proprietari legittimi, Sammezzano Castle Srl, convegni e aperture pubbliche, volti a far conoscere e focalizzare l’attenzione su questo straordinario patrimonio comune.

Successivamente, nel 2015, viene pianificata per ottobre un’asta giudiziaria, volta a risanare i debiti della Sammezzano Castle Srl, ancora proprietaria dell’immobile e del parco.

Nel mentre nasce l’iniziativa  “Save Sammezzano”, che riporta l’attenzione sul valore del bene comune e promuove la conoscenza del Castello, nonché la scandalosa e complessa situazione legale, grazie a un’intensa campagna sui social media e all’apertura di un sito internet dedicato.

Finalmente il Movimento “Save Sammezzano” riesce a promuovere ben dieci mozioni parlamentari e a iscrivere il castello alla Lista Rossa dei Beni Culturali in pericolo, promossa da “Italia Nostra”.
A questi passi avanti seguono la vittoria nel censimento 2016 de “I Luoghi del Cuore”, iniziativa promossa dal F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano) e successivamente l’inserimento nella lista dei luoghi culturali più in pericolo d’Europa, promossa da “Europa Nostra”.

Nel maggio 2017 Sammezzano diviene oggetto di una nuova asta, che vede vincitore una società con sede a Dubai, per la esigua cifra di poco più di 14 milioni di euro.

Durante l’asta di Sammezzano del nove maggio si era presentata, a dir il vero, anche la Kairos Srl,  che aveva acquistato i crediti che molti soggetti esigevano dalla Sammezzano Castle Srl.
Nonostante l’istanza presentata dalla Kairos Srl il complesso di Sammezzano viene momentaneamente assegnato alla società degli Emirati Arabi.

L’indomani la Kairos Srl deposita un ricorso sulla natura tecnica dell’assegno che la Helitrope Limited aveva usato come cauzione per l’acquisto di Sammezzano. Viene così fissata un’udienza per il 21 giugno 2017, alla quale vengono convocati la Kairos Srl, la Helitrope Limited, la società con base a Dubai, e il notaio responsabile dell’asta di Sammezzano.

Il tribunale civile di Firenze accoglie l’esposto dalla Kairos riguardo alla validità delle garanzie che la Helitrope Limited aveva dato per assicurarsi Sammezzano all’asta.

Nel mentre la Helitrope Limited espone un reclamo al tribunale di Firenze che causa l’annullamento dell’asta che viene, però, immediatamente respinto.
Di conseguenza si ripropone l’assegnazione alla Kairos, unica realtà imprenditoriale titolata e interessata ad acquistare la tenuta.
Il 2 novembre dello stesso anno l’Istituto delle Vendite Giudiziarie di Firenze si pronuncia a favore della custodia di Sammezzano alla Kairos SrL.

Tuttavia il diciotto dicembre il Tribunale di Arezzo decreta il fallimento della Sammezzano Castle SrL, ancora proprietaria della tenuta.
Così il nuovo curatore fallimentare chiede e ottiene la cassazione dell’istanza di assegnazione alla Kairos e nel marzo successivo riceve la consegna del Castello come custode, fino alla vendita all’asta.

Le due aste successive, del quattordici marzo e del 25 ottobre 2018, non ricevono offerte rilevanti, così come l’ultima del 5 febbraio 2019 al prezzo di 15.700.000 euro.

 

Qui e Adesso

Abbiamo avuto modo di capire che Save Sammezzano, in collaborazione con numerose associazioni a tutela dei beni sparsi lungo lo stivale italiano, non ultimo il F. A. I., cerca di far conoscere questa deprecabile realtà e di risolvere la situazione.
Eppure occorrerebbe (a questo punto) un moto di coraggio da parte dello Stato, magari con il sostegno dell’Unione Europea e il sistema giudiziario italiano, per far cessare questo giro vizioso di aste e complessi intrecci tra proprietà, azioni giudiziarie e deleterio immobilismo, e raccogliere valorosamente l’eredità del Castello, riportandolo ai fasti passati e facendone un punto turistico di pregio.

E si potrebbe fare anche di più: farne un museo, almeno nella parte più rilevante dal punto di vista storico-artistico, un museo aperto a tutte le persone che vogliono godere della fulgente bellezza dell’edificio di Sammezzano.

In queste settimane l’esercito guidato dalla giovanissima Greta Thunberg sta insegnando a noi tutti che non è responsabilità degli adulti o della classe dirigente salvare questo pianeta, ma che ognuno deve farsene carico. Allo stesso modo dobbiamo farci custodi e paladini nella difesa del paesaggio, del patrimonio storico e culturale, materiale e immateriale, senza delegare ad altri o aspettare che qualcuno di più potente risolva la situazione.

Scrive Agnese Giannini nella sua tesi di laurea “Il diritto alla bellezza e il dovere di un luogo da salvare”: “il Castello potrà essere salvato, e insieme ad esso tanti altri monumenti, solo se ci sarà un profondo cambiamento di mentalità e di una nuova rivendicazione a un diritto alla bellezza dimenticato negli ultimi anni. […]  Questa possibilità, che sempre più spesso viene meno in nome di principi materialisti, salverà l’uomo e l’uomo potrà salvare il patrimonio culturale”.

Se per un attimo smettessimo di sentirci impotenti, capiremmo che dobbiamo agire Noi, Qui e Adesso.
E quale miglior modo per iniziare se non quello di farsi ambasciatori della causa di Sammezzano ?  

Lorenzo Allori, storico del medioevo, scrittore e poeta.
Di ricente si occupa, come freelance, di critica d’arte gastronomica e cultura del cibo.

Autore dell'articolo: Nunzia Pandoli

1 commento su “Salva Sammezzano, salva il Mondo

    Cecilia

    (Ottobre 26, 2019 - 8:18 am)

    Salve vorrei sapere se e’ possibile visitare il castello

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