Castello di Sammezzano: lo stato lo snobba, la speranza è nei privati

Tra settembre 2015 e giugno 2017 sono state presentate una decina di interrogazioni parlamentari inerenti il Castello di Sammezzano ed il suo parco, ad opera di numerosi parlamentari facenti parte di diverse forze politiche (Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Italia dei Valori e Gruppo Misto) e indirizzate al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministro dell’economia e delle finanze.

Di queste, 7 interrogazioni sono state presentate tra il 30 settembre 2015 ed il 21 ottobre 2015, dunque a ridosso della prima asta riguardante il complesso (20 ottobre 2015), e subito dopo la nascita del movimento Save Sammezzano, in seguito alla volontà del movimento stesso di denunciare in maniera forte e inequivocabile la necessità di tutela del Castello. Tale volontà si è tradotta nella decisione di scrivere a tutti i senatori e ai deputati delle commissioni cultura di Camera e Senato, per segnalare loro lo stato di abbandono del Castello e del parco e la necessità di intervenire affinché ne fosse garantita tutela e fruibilità

Alcuni dei parlamentari accolsero questo “grido di aiuto”, rivolgendosi principalmente al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, interrogandolo su tre punti in particolare: la conoscenza da parte del Ministero dell’enorme valore culturale del castello e della necessità della sua tutela, se lo Stato intendesse esercitare il diritto di prelazione e intervenire con azioni volte alla sua salvaguardia, e se intendesse promuovere iniziative volte a garantire la pubblica fruibilità dell’immobile.

Nelle sue risposte il tale Ministero ha in primo luogo sottolineato i 3 provvedimenti di tutela emessi in favore del Castello di Sammezzano e del suo parco tra il 1925 ed il 1972, segnale della consapevolezza da parte dello Stato dell’enorme interesse culturale del bene e della volontà di tutelarlo.

Ciò nonostante, ha affermato come l’attuale congiuntura economica non appaia favorevole ad una spesa di considerevole entità da parte della Pubblica Amministrazione (la prima base d’asta del castello era fissata a 22 milioni di euro), e che essendo il Castello di proprietà privata non vi è alcun obbligo da parte del proprietario di concederne la pubblica fruibilità.

Nella risposta data alle interrogazioni delle Senatrici Bencini e Petraglia, il Ministero ha inoltre aggiunto che considera con attenzione e interesse la questione, nella prospettiva di una necessaria collaborazione con le istituzioni territoriali e i soggetti privati.

Il 5 novembre 2016 è stato approvato in Senato l’ordine del giorno a firma delle Senatrici Paglini e Bottici, col quale il Governo si impegna a valutare la possibilità di prevedere nei termini consentiti dal Codice dei Beni Culturali e dalle risorse disponibili, il rilancio, il restauro e la valorizzazione del Castello di Sammezzano.

 

Per dirla in parole povere, lo stato centrale ha “scaricato” il Castello di Sammezzano, usando come ragione la mancanza di risorse economiche da investire nel suo recupero. Essendosi dunque tirato indietro lo Stato, l’unica possibilità di salvezza per Sammezzano è senza ombra di dubbio l’intervento di una realtà privata disposta a recuperarlo e renderlo fruibile, cosa che fortunatamente sta avvenendo.

Essendo stata dunque una società privata a prendersi la responsabilità di intraprendere un’attività che invece sarebbe dovuta essere dovere dello Stato italiano, a nostro avviso è compito di tutti gli stakeholders (istituzionali e non) che avranno un ruolo nel recupero di Sammezzano, dfare quanto per loro possibile, e nel rispetto delle proprie funzioni, per semplificare e velocizzare il progetto previsto dalla nuova proprietà privata. 

Save Sammezzano, come rappresentante della società civile, non mancherà di fare la propria parte. 

Autore dell'articolo: Francesco Esposito

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