Visitare è meglio di salvare?

Con il passare degli anni, tra moltissime persone si è diffusa la credenza che Sammezzano fosse un posto ben tenuto e per questo visitabile come molti altri monumenti italiani.
La nascita e diffusione di questa convinzione è stata dovuta ad alcuni fattori.

Un primo elemento sono state le aperture avvenute recentemente e l’impatto che queste hanno avuto. Negli ultimi anni infatti, le porte del castello sono state generosamente aperte da un gruppo di volontari locali, riunitosi nel Comitato FPXA (nato per celebrare/promuovere la figura di Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona e finanziare il restauro del suo sepolcreto), che in accordo con la vecchia proprietà ha organizzato sporadiche visite su prenotazione.

Questo ha consentito a decine di migliaia di persone di vedere la parte del Castello di Sammezzano che si era meglio conservata, in genere circa il 70% del piano monumentale. Durante le visite il Comitato ha sempre spiegato che il Castello era chiuso ed inutilizzato da molti anni, e che quindi non godeva di ottima salute dal punto di vista strutturale. Tuttavia la stragrande maggioranza dei visitatori una volta tornati a casa pubblicava su social network e blog personali le foto delle sale più belle e meglio conservate del Castello, quelle che avevano potuto vedere con i loro occhi. Inoltre, informavano direttamente e indirettamente i propri amici di essere stati in visita a Sammezzano, descrivendolo come un luogo meraviglioso e accennando raramente al fatto che fosse in stato di abbandono, né tanto meno pubblicando foto delle aree maggiormente degradate.

Anche i mezzi stampa, ogni qual volta venivano organizzate delle visite, riportavano la notizia della sua apertura, senza però porre abbastanza attenzione sullo stato di degrado della struttura e della necessità di immediati interventi conservativi. Inoltre le immagini a corredo della notizia erano spesso le foto delle sale meglio conservate, e questo distoglieva involontariamente i lettori dal problema reale del castello: il suo stato di semi-abbandono.

Altro elemento che ha dato vita a tale equivoco sono i numerosi spot fotografici e video/film girati a Sammezzano. Questi naturalmente sono stati realizzati nelle sale più belle e meglio conservate, che sono quindi quelle le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, senza che però venisse dato risalto al fatto che la loro ubicazione aveva luogo in un contesto assai differente e molto più degradato.

Le immagini da favola delle sale del piano monumentale e la voce che Sammezzano fosse visitabile si sono diffuse in modo virale. Molti sono venuti a conoscenza dell’esistenza del castello e hanno espresso il forte desiderio di visitarlo, senza essere correttamente consapevoli del suo reale stato. Essendo inoltre le visite organizzate dal Comitato rare ed a numero chiuso, si è entrati in un circolo vizioso in cui le persone più non riuscivano a visitarlo e più erano ossessionate dal volerlo vedere, senza porsi alcun tipo di domanda sulle sue condizioni.

Proprio per le motivazioni di cui sopra, quando il castello finì all’asta per la prima volta, persino molti membri di Save Sammezzano (compreso il suo fondatore, Francesco Esposito) posero maggiormente attenzione sul rischio che in futuro il castello sarebbe potuto divenire inaccessibile, anziché focalizzarsi sul fatto che in futuro il castello, se le cose non fossero cambiate, sarebbe crollato su se stesso.

Quando iniziammo la nostra attività di sensibilizzazione notammo da subito che le persone erano maggiormente interessate a visitarlo anziché a chiederne, in modo forte e deciso, recupero e tutela.

Questo fu per noi un problema di non poco conto da affrontare in quanto dovemmo far capire ai sostenitori che le foto delle belle sale che avevano visto erano solamente una faccia della medaglia, e che c’erano altre foto da vedere: quelle relative al degrado e all’incuria.

Dovemmo far capire alle persone che quelle poche volte l’anno Sammezzano era visitabile non perché legalmente adibito ad attività museale – e quindi aperto al pubblico – bensì perché la comunità locale si prendeva altruisticamente la responsabilità di renderlo accessibile.

Noi abbiamo combattuto anche per questo: per far comprendere a tutti che, nonostante le meravigliose foto che circolavano e le persone che dicevano di averlo felicemente visitato, Sammezzano era in pericolo in quanto vittima di intemperie, ladri e vandali.

Purtroppo la situazione non è molto cambiata in quanto continuano ad essere numerosissime le persone pronte a fare passi falsi per visitarlo anziché per salvarlo, per tale motivo dobbiamo impegnarci ulteriormente per far intendere a tutti che la priorità assoluta è il suo recupero e non l’accesso incondizionato.

Oltre a quanto detto,  non dobbiamo mai dimenticare che Sammezzano è un bene privato e che la sua pubblica fruibilità – nonostante sia ciò che tutti noi auspichiamo – rimane pur sempre una decisione che spetta alla proprietà e non un gesto dovuto.

 

 

Se come noi siete professionisti di settore pronti a mettere volontariamente il vostro tempo e le vostre competenze a servizio di questa causa, oppure  se siete investitori disposti a finanziarie/sponsorizzare le nostre attività di sensibilizzazione, scriveteci a info@savesammezzano.com.  Save Sammezzano ha bisogno di voi!

Autore dell'articolo: Francesco Esposito

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