Il Castello di Sammezzano: una fenice italiana. Nuove proposte per aiutarlo ad emergere e risorgere dalle proprie ceneri.

Dalla tesi di Lucia Carraro

 

 

È risaputo che l’Italia ha ereditato fin dall’alba dei tempi una grandissima fortuna: una cultura che tanti altri Paesi del mondo le invidiano e per la quale la rispettano, la imitano e velatamente la temono. Se si pensa ad esempio a ciò che ci è stato tramandato, non solo in ambito storico-artistico o paesaggistico, ma anche in quello della moda, della tradizione culinaria o dei motori, è inevitabile che occhi e anima si riempiano di meraviglia e di orgoglio, ma allo stesso tempo il cuore non può fare a meno di stringersi, sapendo in quali condizioni versa oggi gran parte del patrimonio che ha preso vita essenzialmente grazie ai nostri avi. Come direbbe il marchese Ferdinando: “[…] non di questo mi dolgo ma del fatto che ci siamo meritati i nostri mali[1]… e in fondo, tutti siamo almeno un po’ consapevoli di non aver ancora imparato a valorizzare a pieno il territorio nel quale siamo nati e cresciuti.

Ridonare la giusta dignità alla Bella Italia non è un’impresa impossibile. Si pensi che alcuni Paesi stranieri meno fortunati di noi sono stati capaci di valorizzare magistralmente la loro eredità culturale, tanto da farne un vanto e da riuscire a distillarne un profitto utile all’intera popolazione. A tal proposito, Giacomo Cortesi illustrò il caso del bacino della Ruhr in Germania e di ciò che lo contraddistingue ancora oggi, un aspetto che è stato troppo spesso snobbato in Italia: “un’organizzazione e un marketing perfetti[2]”.

Insomma il popolo italiano ha un’immensa fortuna, le giuste potenzialità per emergere davvero assieme a tutta la bellezza e alla potenza culturale che possiede, ma non sa sfruttare a pieno ciò che gli è stato servito su un piatto d’argento, senza contare il fatto che così facendo, si preclude con le proprie mani quei frutti dei quali avrebbe sia il dovere che il diritto di godere. Parlando dell’Italia e dei suoi cittadini in questi termini, sembra quasi di essere di fronte ad uno di quei ragazzi che vengono sempre definiti dai loro insegnanti, estremamente intelligenti, dotati di molte capacità, ma inetti ad applicarsi.

Piero Giunti ha analizzato il problema da un’altra angolatura e fornendo la sua visione, ha contribuito a chiarire la situazione in questione:

 

[…] forse noi diamo troppo per scontato la nostra bellezza! Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo: forse noi ci sentiamo già salvati e quindi diamo per scontato le ricchezze che abbiamo.[…] quando si dà per scontato qualcosa, di fatto è il primo passo per perderla perchè bisogna sempre avere il coraggio, la forza, la volontà, e la fantasia di investirci sopra[…][3].

 

A tale proposito, credo sia fondamentale riportare il ragionamento di un grande uomo italiano, che a Sammezzano ha avuto la fortuna di festeggiare il suo matrimonio, quando ancora si poteva, e che le spietate leggi che regolano il mondo economico le conosce a menadito. La figura in questione è quella di Pietro Giovanni Corsa, direttore generale del gruppo Menarini. Egli, in occasione del dibattito su Ferdinando e sul suo castello, svoltosi proprio a Sammezzano durante il convegno del 2013, ha fornito una visione estremamente proficua della situazione economica: ha spiegato perchè all’epoca il The Mall, un centro commerciale con negozi dei più famosi marchi italiani della moda di lusso, fosse riuscito a superare per numero di visitatori gli Uffizi di Firenze, e ha elargito spunti di riflessione, che, per chi sa coglierli, potrebbero indirizzare verso la giusta via da intraprendere per garantire una futura e stabile sostenibilità economica a Sammezzano.

 

“Credo che siamo obbligati a guardare all’Oriente perchè ormai l’Europa è un po’ incartata su se stessa: per lo sviluppo delle grandi aziende bisogna per forza guardare all’Oriente.[…] E la risposta del perchè ci sono questi flussi che hanno superato gli Uffizi è molto semplice: provate ad andare a Singapore dove hanno costruito una città del bello e le cose più belle sono i nostri negozi. Troverete lì centri commerciali bellissimi che in Italia non ci sogniamo nemmeno, ma i più belli sono i nostri.[…] Le persone chiedono il bello, il bello di oggi è questo […]. Le persone conoscono il bello e vengono al The Mall. […]Quindi Firenze e gli Uffizi stessi devono porsi il problema di come diffondere la cultura. […] I nostri amici in Oriente, hanno un grande senso del bello ma non conoscono la storia di 300 anni fa e le grandi opere d’arte. Ecco perchè un grande centro commerciale supera per visitatori uno dei musei più importanti. Quindi io credo che l’Italia abbia grandi possibilità; ma questo aumenta la responsabilità della Pubblica Amministrazione. Infatti le nostre ambasciate non devono essere punti di ritrovo devono essere punti di vendita, devono stabilire punti di contatto. Da lì si può iniziare a vendere il bello perchè c’è grande fame d’Italia nel mondo, siamo apprezzati da tutti, quando ci conoscono e quindi… bisogna farsi conoscere[4] e poi “[…] credo sia importante attirare capitali e così assicurare un futuro a questo luogo. Ma serve una forte sinergia tra pubblico e privato[5].

 

Forse questa appare una visione un po’ amara o venale, ma di fatto riassume in poche parole il quadro della cruda realtà alla quale bisogna abituarsi e alla quale bisogna iniziare a far fronte con le giuste armi. Magari sfruttare l’attrattiva che il The Mall esercita sul turismo straniero, potrebbe rivelarsi un’immensa opportunità per Sammezzano, visto che il centro commerciale si trova, in linea d’aria, a meno di un kilometro dal castello e che i visitatori stranieri sono quasi o totalmente, almeno per ora, inconsapevoli della meraviglia che soli nove minuti di macchina li separa da loro[6].

Anche Ferruccio Ferragamo nella stessa occasione rincarò la dose.

 

Abbiamo imparato che non basta fare cose belle, ma che poi bisogna comunicarle, farle vedere alle persone giuste nel modo giusto perchè altrimenti farle belle ma tenerle invisibili, porta solo costi, problemi e nessun ricavo.[7]

 

I comitati di cittadini volontari si sono mossi esattamente nella direzione proposta da Pietro Giovanni Corsa e da Ferruccio Ferragamo: essi stanno infatti concretamente “vendendo”, ovvero facendo conoscere la bellezza di Sammezzano.

Per avvalorare ulteriormente il discorso proposto è di fondamentale importanza addentrarsi nei temi caldi della teoria economica applicata alla cultura e in particolare nell’analisi del comportamento dei consumatori, comportamento che incide inevitabilmente sul mercato.

Bisogna iniziare precisando che la tradizione italiana fatica a prendere confidenza con questa nuova modalità di approccio, troppo spesso considerata in modo negativo. Dare un occhio di riguardo in più all’aspetto economico nella gestione dei beni culturali, può in realtà spalancare al Paese e al suo patrimonio un mondo pieno di opportunità. Il fine perseguito è infatti quello di ricercare costantemente la strategia di marketing più idonea a trarre il maggior profitto possibile da un certo bene, ma la strategia che si sceglie di intraprendere è in ugual misura calibrata in modo da garantire e coniugare al meglio la sostenibilità economica del bene in questione con la sua tutela, conservazione e valorizzazione[8]. Michele Trimarchi disse infatti:

 

“Il mutamento in atto non deve essere inteso come un rischio irreversibile per valori dal sapore etico; al contrario esso rappresenta un’irrinunciabile frontiera di opportunità e responsabilità, a patto di rimettere la cultura al centro delle nostre vite quotidiane, […] L’economia della cultura può tracciarne i possibili orientamenti combinando la bellezza del passato con la velocità del futuro, in modo da porre in evidenza strategie e azioni che accrescano il benessere attraverso l’ascolto reciproco, la molteplicità culturale e i fermenti creativi.[9]

 

È in questo contesto e con tale finalità che si è iniziato ad analizzare appunto, tra le altre cose, anche il comportamento dei consumatori, per capire le loro scelte, per cercare di prevederle e di imboccare così la direzione atta ad assicurare il miglior ritorno economico ai produttori e il miglior ritorno in termini di benessere ai consumatori.

L’aspetto che qui interessa dell’analisi del comportamento dei consumatori riguarda esclusivamente l’educazione alla cultura e la teoria di Pierre Bourdieu e di Alain Darbel (1969), rielaborata a tal riguardo da Françoise Benhamou in L’economia della cultura :

 

“Il piacere per l’arte sembra essere innato, mentre è il prodotto di conversazioni, di riferimenti, di viaggi, ognuno rafforzato dalla scuola, al di là della semplice riuscita scolastica.[10]

 

Ancora, più specificatamente:

 

L’importanza dell’istruzione all’interno della famiglia, portata avanti e consolidata dalla scuola, determina i comportamenti nei confronti della cultura; […] l’amore per l’arte dipende più dal capitale culturale ereditato, dalle disposizioni colte trasmesse in seno alla famiglia, che non dalla naturale e spontanea inclinazione. La frequenza e più ancora le modalità del consumo culturale derivano dall’insegnamento di tutto un modo di vivere.[11]

 

Risulta perciò di primaria importanza, anche se spesso purtroppo sottovalutata, “la forza di un’inclinazione ereditata dall’infanzia e alimentata dalla famiglia e dal proprio ambiente.[12]

 

Quindi, prendendo ispirazione dal consiglio del direttore generale del gruppo Menarini, dall’analisi del lavoro di sensibilizzazione dei volontari impegnati a far conoscere Sammezzano e dalle teorie imperniate sull’educazione alla cultura dei futuri consumatori, ho ritenuto giusto trarre le conclusioni da tutto ciò, esponendo un’idea per contribuire ad ampliare in modo ancora più capillare la conoscenza di Sammezzano.

Per attrarre la maggiore e migliore attenzione su tale questione e per coinvolgere la più ampia porzione della popolazione possibile, si dovrebbe dunque, a mio avviso, guardare con più consapevolezza all’impatto che la scuola esercita sulla società. La scuola potrebbe rivelarsi infatti lo strumento per eccellenza, diretto e immediato, per educare fin dalla più tenera età i cittadini italiani ad una bellezza a loro sconosciuta e per assicurare allo stesso tempo a Sammezzano un potenziale flusso turistico per il futuro.

L’ideale sarebbe dotare i programmi di storia dell’arte delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia, anche solo di un paio di ore da dedicare all’orientalismo ottocentesco, con particolare riferimento ai due esempi più emblematici sfoderati dall’architettura italiana di quel periodo, ovvero il castello di Sammezzano e la Rocchetta Mattei. L’effetto sarebbe infatti quanto meno assicurato: bambini e ragazzi sono più suscettibili degli adulti al fascino di luoghi come questi in grado di evocare suggestioni fiabesche, che sarebbe piuttosto strano non rimanessero colpiti e non si imprimesse nella loro memoria una tale ora di lezione. E poi, avendo suscitato in loro tanta curiosità, chi dice che tornati a casa, i bambini non vogliano far conoscere anche ai loro genitori due bellissimi castelli fatati, che hanno scoperto finalmente esistere non solo nei loro sogni più belli o nelle fiabe da loro più amate?

E i ragazzi più consapevoli, parlando delle ore di scuola, potrebbero contribuire ulteriormente a diffondere a macchia d’olio il nome e la fama di Sammezzano, facendo da veicolo informativo per amici, familiari, parenti e conoscenti.

L’effetto sperato si può prevedere ed intuire, sapendo, grazie alla testimonianza di Massimo Sottani[13], quali sono state le reazioni dei pochi fortunati visitatori del castello o leggendo i commenti lasciati da molte persone sulla pagina facebook di Save Sammezzano.

A titolo esemplificativo, ne sono stati qui riportati alcuni che danno una parziale idea dell’immensa carica emotiva che Sammezzano è capace di far scaturire nella popolazione:

 

Quando si varcava la porta, si entrava in una favola […] ricordi di bambina […][14]”;

 

Se ne sta andando una delle meraviglie del mondo[15]”;

 

“Cuore della mia adolescenza […][16];

 

“È un mio grande desiderio rivisitarlo, il giorno del mio matrimonio purtroppo ho visto poco. Sono comunque innamorata di quel luogo MAGICO. […] RESTITUITECELO BELLO COME ERA NEI TEMPI PASSATI, io mi PRENOTO ,CI CONTO.[17];

 

“ […] è bellissimo vederlo dal giardino di casa..[18].

 

Per amplificare e sostenere ulteriormente l’attività di sensibilizzazione dei volontari, sia quelli del Comitato FPXA che quelli del movimento civico “Save Sammezzano”, e per attivare una nuova raccolta fondi a favore del castello toscano, potrebbe inoltre essere utile prendere spunto dall’esperienza già consolidata del biglietto unico istituito per i Musei Civici di Venezia e pensato proprio per incentivare quelli meno visitati o conosciuti della città. Imparando tale lezione e applicando i suoi dettami nel caso in questione, si darebbe ancora più visibilità a Sammezzano, una visibilità capace di arrivare anche all’estero. I musei fiorentini più importanti dovrebbero però mettersi a disposizione dell’iniziativa, supportandola e dando il loro consenso per istituire un biglietto cumulativo, il quale, a differenza di quelli già esistenti a Firenze, consentirebbe, con un solo acquisto, non solo di visitare tutti i musei aderenti già conosciuti, ma anche di accedere, per la prima volta dopo diversi anni, al mondo di Sammezzano.

Una domanda sorge però spontanea: come si può visitare un castello in uno stato di degrado così avanzato? La soluzione più sicura ovviamente è non far entrare nessuno, ma, tramite previ accordi con l’attuale proprietà, organizzare dei percorsi nel parco che circonda l’edificio. Ogni comitiva di visitatori verrebbe accompagnata da una guida esperta, la quale avrebbe il compito di raccontare, proprio dal punto di vista di Ferdinando o della figlia Marianna, la storia del castello e del suo visionario proprietario, oltre che artefice. La visita del parco potrebbe inoltre includere attori di teatro e schede informative in grado di illustrare passo dopo passo le sale interne di Sammezzano. Una semplice passeggiata si tramuterebbe dunque in un’esperienza più interattiva e stimolante, che andrebbe a concludersi davanti all’edificio, rendendo in tal modo esplicito il suo attuale stato indecoroso e colpendo direttamente al cuore il turista.

 

In ultima analisi, penso sia doveroso concludere calcando un po’ la mano su un concetto che forse istituzioni e possibili finanziatori spesso dimenticano o non vogliono ascoltare: più si aspetta, più il tempo passa e più si dovrà pagare in seguito per i lavori di ristrutturazione del castello di Sammezzano.

Finanziare la cultura, spendere su di essa, soprattutto se si parla dell’Italia, è un investimento proficuo capace di generare “flussi di reddito moltiplicati[19]”, agendo contemporaneamente a favore della vita economica del Paese, del benessere collettivo, oltre che del prestigio dell’intero territorio nazionale[20]!

 

Adam Smith sosteneva infatti che “I meravigliosi palazzi, le magnifiche case di campagna, le grandi biblioteche, le ricche collezioni di statue, di dipinti e le altre curiosità del mondo dell’arte e della natura sono spesso ornamento e gloria, non solo del luogo che le accoglie, ma anche di tutto il paese […][21]”.

 

Pigou pure concordava. “Tra le esternalità, la produzione e il consumo di beni culturali hanno effetti positivi sulla società, per il contributo che essi apportano alla coesione sociale e alla formazione degli uomini[22]” e Lionel Robbins aggiunse “che gli effetti positivi dell’arte non toccano solo coloro che sono disposti a pagare, ma una comunità più vasta[23]”.

 

Per questi motivi ritengo “necessario educare alla predisposizione estetica degli uomini[24]perchè “essi riceveranno molto più in termini di benessere[25]”.

 

Un mondo che non nutre la sua anima con la bellezza che può offrire la cultura, sarebbe un mondo molto più triste e scialbo, un po’ come una pasta cotta in acqua senza sale o una vita passata senza amare.

 

Lucia Carraro

 

BIBLIOGRAFIA

  • VV., Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Sammezzano e il sogno d’Oriente, Livorno, Sillabe, 2014.
  • Benhamou, L’economia della cultura, Bologna, Società editrice il Mulino, 2017.
  • Cresti, M. Sottani, M. C. Cresti, La villa di Sammezzano. Un’Alhambra toscana, Firenze, Angelo Pontecorboli Editore, 2017.

SITOGRAFIA

 

[1]                 La citazione è presa dal saggio di M. Sottani, Le scritte di Ferdinando Panciatichi nella villa di Sammezzano, in C. Cresti, M.Sottani, M.C. Cresti, La villa di Sammezzano. Un’Alhambra toscana, Firenze, Angelo Pontecorboli Editore, 2017, p. 100.

[2]                 La citazione delle parole di Giacomo Cortesi è presa dal suo intervento tenutosi durante la seconda giornata del convegno “Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Sammezzano e il Sogno d’Oriente. 1813-2013” e che è stato trascritto in  AA.VV., Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Sammezzano e il sogno d’Oriente, Livorno, Sillabe, 2014, p. 200.

[3]                 La citazione delle parole di Piero Giunti è presa dal suo intervento tenutosi durante la seconda giornata del convegno “Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Sammezzano e il Sogno d’Oriente. 1813-2013” e che è stato trascritto in  AA.VV., Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona… cit., p. 201.

[4]                 La citazione delle parole di Pietro Giovanni Corsa è presa da ibid., p. 200.

[5]                 Ibid., pp. 204-205.

[6]             Cfr. a tal proposito gli interventi tenutisi durante la prima e la seconda giornata del convegno “Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Sammezzano e il Sogno d’Oriente. 1813-2013”, in  AA.VV., Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona… cit., pp. 193-207.

[7]                 La citazione delle parole di Ferruccio Ferragamo è presa da ibid., p. 199.

[8]                 Cfr. la prefazione di Michele Trimarchi, in F. Benhamou, L’economia della cultura, Bologna, Società editrice il Mulino, 2017, pp. 7-10. Cfr. ibid., cap. 5, pp. 129-159. Cfr. infine la conclusione in ibid., pp. 161-162.

[9]                 La citazione è presa dalla prefazione di Michele Trimarchi, in ibid., p. 10.

[10]               La citazione è presa da F. Benhamou, L’economia della cultura, Bologna, Società editrice il Mulino, 2017, cap. 1, p. 25.

[11]               Ibid., cap. 1, p. 24.

[12]               Ibid., cap. 1, p. 25.

[13]               Cfr. per conoscere le reazioni dei pochi fortunati visitatori di Sammezzano, il saggio di M. Sottani, Grandezza e solitudine di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, in AA.VV., Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona… cit., pp. 31-42.

[14]               La citazione è presa da un commento pubblicato in riferimento ad un post di Save Sammezzano del 24/06/2020, in https://it-it.facebook.com/savesammezzano/, consultato in data 24/06/2020.

[15]               La citazione è presa da un commento pubblicato in riferimento ad un post di Save Sammezzano del 13/06/2020, in ibid., consultato in data 24/06/2020.

[16]               La citazione è presa da un commento pubblicato in riferimento ad un post di Save Sammezzano del 09/06/2020, in ibid., consultato in data 24/06/2020.

[17]               La citazione è presa da un commento pubblicato in riferimento ad un post di Save Sammezzano del 03/06/2020, in ibid., consultato in data 24/06/2020.

[18]               La citazione è presa da un commento pubblicato in riferimento ad un post di Save Sammezzano del 02/06/2020, in ibid., consultato in data 24/06/2020.

[19]               La citazione è presa da F. Benhamou, L’economia della cultura, Bologna, Società editrice il Mulino, 2017, cap. 5, p. 132.

[20]               Cfr. ibid., cap. 5, pp. 131-133.

[21]               La citazione è presa da F. Benhamou, L’economia della cultura… cit., cap. 5, p. 132.

[22]               Ibid., cap. 5, p. 132.

[23]               Ibid., cap. 5, p. 133.

[24]               Ibid., cap. 5, p. 132.

[25]               Ibid., cap. 5, p. 132.

Autore dell'articolo: Francesco Esposito

1 commento su “Il Castello di Sammezzano: una fenice italiana. Nuove proposte per aiutarlo ad emergere e risorgere dalle proprie ceneri.

    Gianmarco

    (Ottobre 29, 2020 - 6:39 am)

    Salve,
    Complimenti innanzitutto a Lucia per la sua tesi, con la quale concordo pienamente.
    Personalmente, vengo da una esperienza lavorativa all’estero dove ho avuto il privilegio di lavorare in una azienda che è riuscita a fare questa operazione di investimento nel suo patrimonio storico e culturale, valorizzandolo e utilizzandolo come fonte di ricchezza economica per il suo paese. Questo per dire che si può fare. Anche io scorgo in Sammezzano un tesoro culturale con un gigantesco potenziale benefico. Trovo auspicabile che le operazioni e le relazioni economiche possano servire come strumenti per permettere la fruizione della bellezza di certi luoghi e il benessere da cui scaturisce.
    Cari saluti,
    Gianmarco

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