NAll’interno del Castello di Sammezzano, uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della Toscana, è custodito un elemento archeologico poco conosciuto: un’antica lapide funeraria di epoca romana, incastonata nella parete di uno dei grandi corridoi al piano terreno.
Questo reperto non è solo un oggetto decorativo, ma racconta una storia millenaria, collegando il presente del castello al passato dell’Antica Roma.
La scoperta dell’epigrafe: un legame con l’Antella
Secondo un manoscritto del 1546 redatto da Pietro Tancredi, oggi conservato presso la Biblioteca Comunale e degli Intronati di Siena, la lapide risale al periodo compreso tra il I e il II secolo d.C.
Nel documento si racconta che l’epigrafe fu commissionata da una certa Versinia Tyche, in memoria del marito, Publio Alfio Erasto, un noto commerciante di legname per costruzione.
Tancredi specifica che la lapide fu scoperta nel 1546 all’Antella, frazione del Comune di Bagno a Ripoli (FI), all’interno di una proprietà appartenente alla famiglia fiorentina Niccolini, una delle casate nobiliari più influenti dell’epoca.
Il significato dell’epigrafe e la sua iconografia
L’epigrafe funeraria raffigura Publio Alfio Erasto con i suoi attrezzi da lavoro, e riporta la seguente iscrizione:
“Versinia Tyche, moglie libera, in vita fece per Publio Alfio Erasto commerciante di legname per costruzione, coniuge benemerito.”
Questo dettaglio non solo conferma l’attività del defunto, ma testimonia anche il rispetto e l’affetto della moglie, che volle ricordarlo con un monumento duraturo.
Le ipotesi storiche di Silvano Guerrini
Lo studioso Silvano Guerrini, Ispettore Onorario alla Soprintendenza fino al 2001, ipotizzò che la villa di Publio Alfio Erasto si trovasse proprio nei pressi dell’Antella. Questa teoria è supportata da diversi ritrovamenti:
- Reperti romani scoperti negli anni ’60, durante i lavori per la costruzione dell’autostrada A1
- Scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza Archeologica Toscana nel 1984, che portarono alla luce manufatti di epoca romana
Tutti questi elementi rafforzano l’idea che quella zona fosse abitata e frequentata da personaggi di rilievo già in epoca imperiale.
Il misterioso trasferimento al Castello di Sammezzano
Uno degli aspetti più affascinanti di questa vicenda è la mancanza di documentazione sul trasporto della lapide al Castello di Sammezzano. Non si sa chi abbia deciso di trasferire il reperto, né per quale motivo sia stato collocato proprio lì.
Si ha notizia certa soltanto di una sua “scomparsa” a metà Ottocento, per poi riapparire misteriosamente all’interno del castello. Da allora è rimasta lì, custodita silenziosamente tra le meravigliose sale in stile moresco che rendono unica questa dimora.
Un mistero che arricchisce il fascino di Sammezzano
La presenza dell’epigrafe romana all’interno del Castello di Sammezzano aggiunge un ulteriore tassello al mosaico di storie e misteri che circondano la tenuta. Tra leggende, simbolismi, architettura orientaleggiante e riferimenti storici, questa lapide ci ricorda che ogni dettaglio può nascondere una storia antica, ancora tutta da scoprire.
Chi l’ha portata lì? E perché proprio in quel punto del corridoio? Sono domande a cui ancora oggi nessuno ha saputo rispondere con certezza.
Conclusione: tra archeologia e mistero
Il Castello di Sammezzano è un luogo che continua a stupire per la sua bellezza e per le tracce del passato che custodisce. L’antica lapide funeraria romana rappresenta un frammento prezioso della storia locale, un ponte tra epoche lontane che merita di essere conosciuto e valorizzato.
Se hai informazioni, testimonianze o studi poco noti che possono aiutare a svelare questo enigma, contattaci. Anche tu puoi contribuire a far luce su uno dei tanti misteri nascosti tra le mura di Sammezzano.



