Visitabilità occasionale: modello vittorioso o rischioso palliativo?

Le visite a Sammezzano che sono state organizzate lo scorso fine settimana in occasione delle giornate di primavera FAI – Fondo Ambiente Italiano, hanno visto un tono trionfalistico ed elogiativo sui mezzi stampa e non solo.

Ma adesso che ci lasciamo alle spalle questo weekend di aperture eccezionali, cosa rimane?

E’ singolare che si celebrino in modo così trionfale due giorni di apertura, e non si faccia un’adeguata analisi sui restanti 363 giorni di chiusura al pubblico. Tanto quant’è singolare che si dia come straordinario il fatto che la cittadinanza non abbia altra scelta, per visitare quello che è il più importante esempio di architettura eclettica d’Italia, se non quella di recarcisi in quei soli due giorni e solamente dopo essersi “sfidati” ad un fulmineo click day cui solamente i più “veloci” (e i più avvezzi alla tecnologia) riescono a prenotarsi.

Insomma, sono non poche le cose singolari.

Se invece Sammezzano fosse aperto tutto l’anno – anche secondo le modalità intraprese in queste due giornate, che hanno imposto ai visitatori l’erogazione obbligatoria di una donazione minima consigliata, che però non è andata a diretto beneficio di Sammezzano – , oltre ad attrarre flussi turistici maggiori e continuativi, si ricaverebbero risorse economiche da investire nei più urgenti interventi di restauro. Senza contare che Sammezzano diventerebbe ancora più conosciuto e “interiorizzato” dagli italiani, e potrebbe essere studiato e compreso maggiormente, con le tecniche più attuali e approcci alla ricerca storico-artistica, archeologica o antropologica contemporanea. Ma queste sono forse preoccupazioni che non tutti si pongono.

Non dobbiamo né possiamo rischiare di far passare il messaggio che il modello appena applicato “o così, o Sammezzano non lo potrai mai visitare” sia quello vincente. Potrà essere utile, forse, a far giustamente felice qualcuno che da tanti anni desidera visitarlo o a portare visibilità su questo o sull’altro ente, ma ciò non significa che possa essere preso d’esempio come prototipo di successo da applicare a vita natural durante, o comunque finché la situazione strutturale di Sammezzano lo consente.

Come possiamo esultare di fronte a un luogo così straordinario non restituito alla collettività, ma parzialmente visitabile per sole due giornate l’anno, e nemmeno nel massimo del suo splendore?
Sammezzano non è fatto per essere “amato” solamente 2 giorni l’anno.
O lo si ama sempre, o non lo si ama mai.

Ovviamente vanno ringraziati tutti i volontari, perlopiù del Comitato FPXA, per quello che hanno fatto in passato e continuano a fare – con totale abnegazione e sincero disinteresse – in occasione delle visite eccezionali di Sammezzano, ma non possiamo assuefarci a questo modello di semi-visitabilità, se non inserito in un più ampio piano d’azione che preveda anche la messa in sicurezza ed il recupero di Sammezzano.  

Tanto meno può essere elogiata una strategia comunicativa autocelebrativa e trionfalistica volta a festeggiare 2 giorni di apertura di Sammezzano, mentre arrivederci e grazie per i restanti 363 giorni.

Non è questo il modello di valorizzazione e tutela di cui Sammezzano ha bisogno, o almeno non soltanto.

Manifestazioni come questa non possono essere mascherate come una “festa” celebrativa di un obiettivo raggiunto.  Al massimo possono servire per imbastire una rappezzata e momentanea toppa su situazioni di urgente emergenza. Ma se iniziative di questo genere – seppur lodevoli – diventano la prassi per una situazione che si protrae oramai invariata da 30 anni, allora significa che qualcosa non sta funzionando. Non basta gioire perché Sammezzano, altrimenti inaccessibile,  apre le porte due giornate: occorre chiedersi per quali ragioni sia chiuso nei rimanenti trecentosessantatré giorni e cosa siamo pronti a fare concretamente tutti insieme affinché le cose cambino.

Se Sammezzano è visitabile 2 giorni l’anno dietro la corresponsione di una donazione obbligatoria (che però non va a suo diretto beneficio), a questo punto diventa naturale domandarsi se possa essere visitato tutti i giorni in cambio di una donazione volta invece al suo restauro.

Perché non rendere le visite regolari, applicando parte dello stesso modello e quindi chiedendo una donazione minima più alta da usare direttamente per il recupero di Sammezzano?

Perché non creare una grande lista d’attesa dove chiunque, a seguito della suddetta donazione, si possa iscrivere in modo semplice e in qualunque momento?

Siamo sicuri che i potenziali visitatori sarebbero pronti a donare cifre ben più alte, sapendo che, oltre a consentigli di visitare Sammezzano, sarebbero completamente reinvestite nel suo risanamento. Noi di Save Sammezzano riceviamo decine di richieste di accesso ogni settimana, anche da parte di persone che sono disposte a donare addirittura 100 Euro pur di visitarlo.

Perché non realizzare il sogno di tutte queste persone e al contempo raccogliere risorse economiche da utilizzare per il restauro di Sammezzano?

savesammezzano

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