Il Parco del Castello di Sammezzano. Un polmone che deve continuare a (farci) respirare

by Francesco Esposito

di Paola Ruffoli

Sammezzano non è solo il bellissimo ed amatissimo Castello.

E’ anche un meraviglioso è immenso polmone verde da preservare, specie di questi tempi dove di aree verdi c’è disperato bisogno, di circa 190 ettari, 65 dei quali è parco storico, in cui è immerso.

Uno dei più vasti di tutta la Toscana, ubicato nel cuore del Valdarno fiorentino, a sua volta circondato dalla Riserva Naturale di Vallombrosa, la Foresta di San Antonio e l’area protetta delle Balze.

Oramai mutato dal progetto originale di Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona,  come accade con ogni luogo “vivo”, in quanto le piante – seppur immobili – fanno la loro vita qualsiasi cosa accada loro attorno.

Profondamente trasformato da lavori che, negli anni passati, non hanno rispettato il progetto originario ispirato alle forme libere tipiche del giardino inglese, privo della formalità dei quello all’italiana, il parco di Sammezzano si sviluppa assecondando pendenze e forme della collina sulla quale l’intera proprietà sorge.

Anche le specie vegetali ed arboree, le essenze messe a dimora dal Marchese Panciatichi non sono più tutte quelle.

In parte per ibridazione naturale, in parte perché se non curate a dovere, le aree verdi si ripopolano di specie spontanee, autoctone e/o infestanti come in natura accade.

Tutto ciò ha aumentato il valore del parco arricchendolo di un patrimonio botanico inestimabile.

Numerose le specie e varietà presenti che, con l’inizio dell’epoca dei grandi viaggi tipica del 1800, furono anche importate dall’estero.

Di pregio il bosco di lecci, uno dei più grandi della regione.

Anticamente serviva come “Ragnaia” ove si cacciavano uccelli e prede per alimentarsi. Il microclima favorevole li ha fatti riprodurre e godono di ottima salute.

Assolutamente unica nel suo genere, valore aggiunto da proteggere, la presenza delle  secolari Sequoie (Sequoia sempervirens e Sequoia gigantea).

Le prime furono piantate nel 1851.

Censite e monumentali,  accolgono il visitatore lungo il viale di 2 chilometri che porta al castello.

Notevole la “gemella”, così chiamata per il tronco che si divide in due entità distinte alte oltre 50 metri.

Ha un’età stimata di circa 170 anni e una circonferenza del tronco di quasi 8,5 metri.

E’ inclusa fra gli Alberi Monumentali d’Italia e nei “150 alberi di eccezionale valore ambientale o monumentale”.

La biodiversità che vi si trova è stupefacente. Merito del Marchese che lo ha immaginato e realizzato, cui la figlia Marianna ha reso merito con un volumetto che riporta le migliaia di varietà che il padre vi piantò.

Anche così com’è, il parco coccolato con corretti interventi, potrebbe fare la felicità di molti, costretti fra quattro mura e per troppo tempo.

Sarebbe un servizio alla comunità renderlo accessibile nuovamente.

Vi sono, infatti, grandi prati dove riposare, godere del fresco con la famiglia, con i bambini…

Benefico anche per la salute.

Il Verde è terapeutico, è sinonimo di benessere.

Una ricerca dell’università del Queensland in Australia ha dimostrato che se tutti visitassero il parco più vicino per mezz’ora alla settimana, calerebbero del 7% i casi di depressione e del 9% di quelli di ipertensione.

Altri studi pubblicati nel 1984 sulla rivista Science, hanno dimostrato che malati ospedalizzati con vista su ambienti verdi naturali dalle finestre, guariscono prima degli altri, assumono meno farmaci ed abbreviano le degenze.

Con notevole risparmio per i conti della sanità pubblica ed un aumento della miglior qualità di vita.

Immergersi nel verde abbassa lo stress, rigenera la capacità di attenzione, riduce i rischi di ipertensione, ansia, si hanno miglioramenti in caso di disturbi alimentari, dipendenze, depressione.

Invece di chiudersi in palestra, allora, aria aperta e “Forest Bathing e Forest Therapy” magari trasformando la passione per il verde in lavoro: i “bagni” e le “terapie” nelle foreste necessitano di guide.

Diventarlo è possibile, attraverso corsi esistenti.

Sammezzano ha… E’ l’ambiente giusto.

Difeso, salvato, curato, potrebbe essere fruito senza stravolgerlo.

Come il Castello.

Un pagamento di un biglietto di ingresso degno per tanta bellezza, cultura e benessere avrebbe un suo senso.

Avrebbe un suo pubblico di appassionati complici la vicinanza con Firenze, l’arte che nella zona abbonda.

Il clima sta cambiando.

Perdere un polmone simile sarebbe follia che pagherebbero tutti.

Come già stiamo facendo.

Consumiamo troppo e più velocemente della capacità rigenerativa della Natura e della Terra.

Preservare questa area è un dovere.

Letture di approfondimento:

http://www.savesammezzano.com/parco-di-sammezzano

https://foresttherapyhub.com/it/cosa-sono-il-forest-bathing-e-la-forest-therapy/

http://www.ok-salute.it/benessere/passeggiare-nel-verde-quali-sono-i-benefici-del-forest-bathing/

http://www.lamiabellatoscana.it/2013/02/il-parco-di-sammezzano-non-solo-sequoie.html

https://www.alberimonumentali.info/?view=article&id=113&catid=8

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