Pochi giorni fa, tramite i profili social della Fondazione Sammezzano, i nuovi proprietari del Castello di Sammezzano hanno annunciato che il progetto paesaggistico del Parco di Sammezzano è stato affidato all’architetto paesaggista fiorentino Tommaso del Buono. Ma chi è di preciso questo professionista che guiderà la creazione del nuovo masterplan verde del complesso di Sammezzano? Scopriamolo insieme.
Nel panorama dell’architettura del paesaggio contemporanea, Tommaso del Buono rappresenta una figura di rilievo internazionale, capace di muoversi tra contesti culturali diversi e di coniugare tradizione storica e sensibilità progettuale contemporanea. Il suo nome è oggi associato a interventi di alto profilo, spesso legati a contesti storici, residenze private di pregio e progetti corporate in cui il paesaggio assume un ruolo centrale.
Formazione e primi anni: da Firenze a Londra
Nato a Firenze, del Buono si forma inizialmente in Italia, ma è negli anni ’80 che compie il passaggio decisivo per la sua carriera trasferendosi nel Regno Unito, dove studia presso l’Università di Greenwich, completando la sua formazione nel 1987.
Londra diventa da quel momento uno dei suoi principali luoghi di lavoro e di crescita professionale. Qui collabora inizialmente con lo studio Michael Hopkins and Partners, per poi entrare nello studio della paesaggista Arabella Lennox-Boyd, con cui lavorerà per circa dieci anni.
Questa lunga esperienza rappresenta un passaggio fondamentale: è proprio nel contesto britannico – storicamente uno dei più avanzati nella cultura del giardino – che del Buono sviluppa una sensibilità progettuale capace di integrare rigore formale, attenzione botanica e costruzione narrativa del paesaggio.
La nascita dello studio del Buono–Gazerwitz
Nel 2000 fonda, insieme a Paul Gazerwitz, lo studio del Buono–Gazerwitz Landscape Architecture, con sede a Londra.
Lo studio cresce rapidamente, arrivando a lavorare su progetti in tutta Europa e oltre, tra cui Regno Unito, Francia, Svizzera, Grecia, Stati Uniti e Caraibi.
La cifra distintiva dello studio è una progettazione “sensibile ai paesaggi, ai materiali e alle persone”, che privilegia un approccio su misura, fortemente legato al contesto e alle caratteristiche specifiche dei luoghi.
Nel tempo, l’attività si espande anche in Italia, dove viene aperta una sede operativa a Firenze, a conferma di un progressivo ritorno alle origini e di un rafforzamento della presenza nel contesto mediterraneo.
Progetti e opere principali
Il lavoro di Tommaso del Buono si distingue per la varietà delle tipologie affrontate: giardini privati, parchi storici, interventi urbani e progetti per grandi complessi aziendali.
Davines Village (Parma)
Tra i progetti più noti figura il Davines Village a Parma, uno dei casi più emblematici di integrazione tra architettura, paesaggio e sostenibilità.
Qui del Buono firma il progetto paesaggistico di un’area in cui circa l’80% della superficie è destinata a verde, articolata in corti interne, un orto scientifico coltivato secondo principi biologici e un sistema di connessioni con il paesaggio agricolo circostante.
Il progetto ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui un premio della Society of Garden Designers e il primo premio nella categoria “Brand & Landscape” ai Landscape Awards.
Chelsea Flower Show
Lo studio ha partecipato anche al prestigioso Chelsea Flower Show, uno degli eventi più importanti al mondo nel settore del garden design.
Nel 2008 realizza il giardino “Summer Solstice”, vincendo una medaglia Silver Gilt, mentre nel 2014 ottiene una medaglia d’oro con un progetto ispirato ai giardini classici italiani.
Questi riconoscimenti contribuiscono a consolidare la reputazione internazionale dello studio e a posizionarlo tra i protagonisti della scena europea.
Altri interventi
Nel corso della sua carriera, del Buono ha lavorato su numerosi progetti di alto profilo, tra cui:
- giardini per residenze private di pregio in Europa
- interventi paesaggistici in contesti turistici e alberghieri, come a Venezia
- grandi progetti territoriali e aziendali, spesso legati a temi ambientali e sostenibili
Il suo lavoro è stato ampiamente pubblicato su riviste internazionali come Gardens Illustrated e The Guardian, contribuendo alla diffusione della sua visione progettuale.
Un approccio progettuale tra Italia e mondo anglosassone
Uno degli elementi più caratteristici del lavoro di Tommaso del Buono è la capacità di mettere in dialogo due tradizioni paesaggistiche:
- quella italiana, legata alla storia, alla composizione formale e alla relazione con l’architettura
- quella britannica, più orientata alla naturalità, alla dinamica vegetale e all’esperienza sensoriale
Questa doppia appartenenza culturale si riflette in progetti che non si limitano a “disegnare” il verde, ma costruiscono veri e propri paesaggi narrativi, in cui percorsi, visuali e stratificazioni vegetali contribuiscono a creare un’esperienza immersiva.
Scrittura, divulgazione e ruolo culturale
Oltre all’attività progettuale, del Buono ha svolto anche un’intensa attività di divulgazione. Ha scritto per testate internazionali e partecipa alla giuria della Society of Garden Designers, contribuendo alla definizione dei criteri di qualità nel settore.
Questa dimensione culturale rafforza il suo ruolo non solo come progettista, ma anche come interprete e promotore del paesaggio contemporaneo.
Sostenibilità e visione del futuro
Nel pensiero di del Buono, il paesaggio è sempre più legato alle sfide ambientali contemporanee.
Nei suoi interventi emerge una crescente attenzione a temi come:
- sostenibilità ambientale
- gestione delle risorse (in particolare l’acqua)
- adattamento al cambiamento climatico
Secondo il paesaggista, il verde non è più un elemento decorativo, ma un’infrastruttura fondamentale per il futuro delle città e dei territori, destinata a diventare sempre più centrale nei processi progettuali.
Un profilo internazionale per contesti complessi
L’esperienza maturata tra contesti diversi – geografici, culturali e progettuali – rende Tommaso del Buono una figura particolarmente adatta a operare su siti complessi e stratificati, dove il progetto deve confrontarsi con storia, identità e trasformazione.
Il suo approccio, basato sull’equilibrio tra innovazione e rispetto del contesto, appare particolarmente rilevante in interventi come quello previsto per Sammezzano, dove il paesaggio non è solo uno spazio fisico, ma un elemento fondamentale della memoria e dell’esperienza del luogo.
Tommaso del Buono è chiaramente un progettista che incarna una visione europea del paesaggio: radicata nella tradizione, ma aperta al dialogo internazionale; attenta alla storia, ma consapevole delle sfide contemporanee. Una figura che, nel bene o nel male, sarà chiamata a confrontarsi con una delle eredità paesaggistiche più complesse e affascinanti d’Italia.
Alla luce di questo profilo, come Save Sammezzano guardiamo con interesse e fiducia alla scelta della proprietà di affidare il progetto paesaggistico del complesso a Tommaso del Buono. Si tratta di un incarico che richiede competenze non solo tecniche, ma anche culturali: Sammezzano non è un semplice parco, bensì un paesaggio storico unico, frutto di visioni, stratificazioni e sperimentazioni botaniche che lo rendono un caso raro nel panorama europeo. Il percorso professionale di del Buono, caratterizzato da una costante attenzione al dialogo tra storia e contemporaneità, rappresenta un elemento incoraggiante. In particolare, la sua capacità di lavorare su contesti complessi e di integrare tradizioni diverse può costituire un valore aggiunto in un progetto così delicato.
Pur nella consapevolezza che ogni intervento su Sammezzano dovrà essere seguito con attenzione e spirito critico, riteniamo che la scelta di affidarsi a un professionista di questo profilo rappresenti un segnale positivo. La qualità del progetto paesaggistico sarà infatti uno degli elementi determinanti per il futuro del complesso. E proprio per questo motivo, auspichiamo che il lavoro possa svilupparsi nel rispetto dell’identità storica del luogo, valorizzandone l’unicità e restituendolo alla collettività nella sua piena dignità.




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