Il Castello di Vincigliata e Sammezzano. Dimore da sogno per tornare a sognare.

by Francesco Esposito

Di Paola Ruffoli

Ogni anno oltre un milione di persone entrano in contatto con Residenze d’Epoca per conoscere, apprezzare e scegliere i castelli, le ville d’epoca e le location storiche più belle, esclusive e prestigiose d’Italia.

Il Club di Residenze d’Epoca conta già 156.640 Soci iscritti, stando a quanto pubblicato sul sito web di riferimento: www.residenzedepoca.it
Eventi, cerimonie, matrimoni non solo per ciò che riguarda il ricevimento, anche per la celebrazione del rito civile.

A Firenze, fra molti, c’è il bellissimo Castello di Vincigliata ubicato nell’omonima località vicino Fiesole.
E’ di epoca medioevale, accomunato per alcune vicissitudini al nostro Castello di Sammezzano.
Entrambi sono appartenuti a note famiglie fiorentine, passati più volte di mano, abbandonati a se stessi sino ad arrivare a proprietà inglesi.
Vincigliata si ridusse nel tempo a un ammasso di rovine fino al 1827 quando fu acquistata da Giovanni Temple Leader, che se ne innamorò ed in 10 anni, dal 1855 al 1865, lo restaurò secondo il suo gusto dell’epoca gothic revival.

Sarebbe bello evitare almeno tale decadimento a Sammezzano che in mani semi inglesi è già. Che qualcuno si innamorasse davvero tanto di lui.

Durante la seconda guerra mondiale Vincigliata venne utilizzato come campo di prigionieri di guerra.

Durante lo stesso conflitto il Castello di Sammezzano fu pesantemente razziato dai nazisti. Successivamente venne usato come deposito e poi come ospedale di fortuna da parte degli alleati.

Entrambi i manieri sono ammantati di leggenda:
A Vincigliata pare alberghi il fantasma di Bianca degli Usimbardi, figlia di Giovanni che deteneva il maniero.
Bellissima 17 enne, segretamente innamorata di Umberto del Mazzecca, non gradito al di lei padre perché di famiglia nemica.
Caso volle che scoppiando la guerra fra Firenze e Lucca, Giovanni degli Usimbardi fu costretto alla guerra.
Portò con sé a protezione un cavaliere, che rimase ferito nel tentativo riuscito di salvargli la vita.
Scoprì così che quel giovane altri non era che l’amore segreto della figlia, e ne autorizzò le nozze.
Il gran giorno, la sposa attese l’arrivo dell’amato dalla torre del castello.
Ciò che vide fu l’agguato mortale in cui lui cadde per mano dei propri fratelli.
Dal dolore, la giovane lo raggiunse ancora in abito nuziale, spirando poco dopo.
Si narra che Il suo fantasma torni nella magione nelle calde sere estive, proteggendo ogni tipo di amore.
Soprattutto quelli difficili e/o impossibili.

A Sammezzano, la leggenda principale è collegata ad un leone triste.
Il Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes che costruì il castello, fu colpito da una misteriosa malattia – una specie di paralisi progressiva – che ne causò la morte poco dopo il termine dei lavori.
Nel vano tentativo di salvarlo furono interpellati medici, maghi, veggenti che fecero appello anche alle “arti oscure”.
Le spoglie furono custodite nella cripta del castello con due leoni in pietra posti di guardia.
Originariamente avrebbero dovuto essere sculture di arredo del castello.
Non terminate alla sua morte, lo scultore che le creò decise di non dar loro espressione seria e maestosa consona, ma di lasciarle tristi e malinconiche.
La leggenda narra di una maledizione fatta da una fattucchiera proprio sui leoni, affinché rimanesse indisturbato il sonno eterno del Marchese: chiunque avesse profanato tale riposo sarebbe stato colpito dalla stessa strana malattia del Marchese.
Così fu.
Nel 2005 il Castello versava già in stato di disuso da molti tanti anni.
Uno dei leoni fu rubato.
I ladri furono colpiti dalla stessa malattia del Marchese e morirono.
L’anatema si abbatté anche su un mercante d’arte in un Umbria e una ricca signora lombarda, tutti proprietari del “Leone Triste” come confessarono in punto di morte.
Ad oggi il Leone non è stato ancora ritrovato.
Ad attenderlo al Castello c’era il secondo, cui le persone si avvicinavano poco volentieri.
Purtroppo, nel 2016 fu trafugato anch’esso e  non è ancora stato ritrovato.
Chiedendo in paese della leggenda, si ricevono sguardi torvi e risposte vaghe.

Quella del Leone Triste non è l’unica leggenda a Sammezzano.
Ci sono quelle del “Fantasma Tiberio”, del “Tesoro Nascosto” ed un’altro anatema che pare punisca tutti quelli che tentano di arricchirsi e speculare sulle spalle di Sammezzano.
Potete leggerle in dettaglio quì: http://www.savesammezzano.com/leggende-e-misteri

Il Castello di Vincigliata momentaneamente è chiuso per restauri.
Chi scrive c’è stata in occasione di un matrimonio essendo richiestissimo proprio per la fiabesca e romantica atmosfera che vi si respira.
Il giardino fruibile lo rende adatto anche nelle calde serate estive.
Ambienti arredati con mobili ed affreschi del ‘500 ed un Giardino d’Inverno, sono le soluzioni per la stagione invernale o in caso di pioggia.

Il Castello di Sammezzano è chiuso. Punto.
Negli anni ’70 fu ristorante ed albergo di lusso e lo rimase sino agli ’90, grazie ai proprietari che lo curavano e mantenevano a dovere .
Molte le nozze e gli eventi tenutisi lì, con possibilità di pernottare nelle sue 17  camere ubicate al 2° piano.
Come hanno fatto molte personalità e persone comuni.

Diversissimi per dimensioni.
Mentre Il Castello di Sammezzano è un gigante ed il suo Parco è tra i più vasti della Toscana, Il Castello di Vincigliata ha un perimetro trapezoidale di quasi 400 metri, circondato da una muraglia di recinzione e comprende un mastio, una torre di guardia, un cortile, una loggia e un chiostro, il tutto unificato dai caratteri dell’architettura militare medievale.
Nel bosco che lo circonda è stato creato un “Parco Avventura” meta di famiglie, bambini e scout: giochi, soft-air, Net Experience e Salto nel vuoto da 15 metri!
Pensate le avventure possibili nell’immenso polmone di Sammezzano!

Anche in questo caso, potenziale e versatilità di utilizzo di queste grandi Dimore Storiche e del loro verde sono palesi.
Il Castello di Sammezzano non necessita di abbellimenti o decori di sorta.
Nemmeno di stravolgimenti strutturali.
Sarebbe, non solo, esteticamente perfetto così com’è.
Dovrebbero solo essere restaurato con l’adeguamento alle normative vigenti.

Le società di Catering e di Wedding Planner ben lo sanno, non a caso affittano queste strutture perché sono il meglio che possano trovare.

Di contro, le dimore come queste possono avere lunga vita, essere ammirate dal pubblico grazie allo spettacolo che possono donare anche se private, semplicemente per come sono state concepite e costruite.

Da chi amava il bello, la poesia, la fiaba, l’Amore.

Tutto ciò che viene ricercato nei giorni più importanti della vita di ognuno.
Sogni che si avverano grazie al loro solo esistere così come sono.
Infranti, se lasciate andare in rovina.

Il Parco ed il Castello di Sammezzano hanno tanta felicità e bellezza da dare e donare, come recuperare un gioiello raro ed unico nel suo genere.

Di felicità e bellezza c’è estremo bisogno, oggi.
Non la lasciamo scivolare via.
Solo recuperando Sammezzano, potremmo affermare, usando le parole del Sommo Poeta, che ci andammo “E quindi uscimmo a riveder le stelle”
Dante Alighieri, La Divina Commedia
(Inferno XXXIV, 139).

Letture di approfondimento:
https://treeexperience.it/parco-avventura-vincigliata/
www.savesammezzano.com/parco-di-sammezzano
www.savesammezzano.com
http://castellodivincigliata.it/it/index.php

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