Il movimento Save Sammezzano

 

 

Nell’Estate del 2015, su numerosi giornali, venne  data la notizia che a ottobre dello stesso anno il Castello di Sammezzano ed il parco circostante sarebbero stati battuti all’asta giudiziaria, indetta per trovare le risorse economiche necessarie a risarcire i debiti che la società proprietaria di Sammezzano, la Sammezzano Castle Srl, aveva nei confronti di numerosi creditori. Contestualmente, alcune indiscrezioni di stampa parlarono di potenziali acquirenti cinesi, interessati a rilevare Sammezzano ed a farne una SPA di lusso. Tale eventualità avrebbe ovviamente precluso l’accesso al castello a gran parte della cittadinanza. Negli ultimi anni infatti, nonostante Sammezzano fosse  chiuso e inutilizzato, un comitato di volontari locali che fino a poco tempo fa collaborava con i precedenti proprietari di Sammezzano, riusciva qualche volta ad aprirlo e a farlo visitare a diverse centinaia di persone.

Venuto a conoscenza dell’asta e dell’eventualità che Sammezzano finisse nelle mani di una cordata straniera che ne avrebbe precluso la comune fruibilità, Francesco Esposito, un giovane trentenne Sangiovannese da anni impegnato nel terzo settore e già Presidente della più grande associazione di promozione sociale giovanile del Valdarno superiore (Conkarma APS), decise di lanciare una raccolta fondi simbolica per acquistare Sammezzano all’asta e farne un museo accessibile a tutti. Ovviamente  tale iniziativa aveva il solo scopo provocatorio: mirava infatti a tenere alta l’attenzione su ciò che stava succedendo a Sammezzano e sul rischio che diventasse un bene di cui solo pochi agiati avrebbero potuto fruire. Fortunatamente la provocazione ebbe moltissimo successo. Numerosi media locali, regionali e addirittura nazionali dettero notizia dell’iniziativa, che dunque ottenne  tantissima visibilità.

Contemporaneamente , grazie alla creazione di attinenti profili sui principali social network, denominati “ Save Sammezzano ” (ovvero Salvare Sammezzano), l’iniziativa divenne virale anche sul web, riscuotendo il sostegno di un numero sempre più importante di persone.

L’asta di ottobre andò a vuoto ed anche all’asta successiva non si presentò alcun acquirente.

Intanto, sull’onda di tale visibilità, Francesco  venne contattato da numerosi cittadini che, condividendo gli stessi ideali, decisero di fare propria quella battaglia.  Si formò quindi un gruppo di persone amanti di Sammezzano e competenti nei più disparati ambiti: economisti, legali, storici dell’arte, sociologi, architetti, geometri, archeologi, grafici, social media manager, ecc.

Essi decisero di dedicare il proprio tempo, capacità e risorse al fine di mantenere alta l’attenzione sulla vicenda di Sammezzano e sullo stato di degrado in cui versava oramai da oltre 25 anni.

L’obiettivo dichiarato del neonato “Movimento Save Sammezzano”, che prende per l’appunto il nome dall’omonima campagna di sensibilizzazione, è stato fin da subito quello di sensibilizzare persone ed istituzioni in merito alla rilevanza artistico/architettonica di Sammezzano ed alla necessità di tutelarlo/valorizzarlo maggiormente e renderlo pubblicamente fruibile.

Sono state quindi avviate numerosissime attività di sensibilizzazione, che hanno portato al coinvolgimento di un numero sempre più grande di cittadini, enti, associazioni e soggetti politico-istituzionali.

Grazie a tali attività, Save Sammezzano è diventata la più importante campagna di sensibilizzazione con oggetto un sito culturale privato che sia mai stata intrapresa in Italia. 

Intanto, i volontari della prima ora del  “ Movimento Save Sammezzano ” hanno costituito un’associazione, chiamata “TutelArte”, per dar voce a tutti quei monumenti che, come Sammezzano, hanno bisogno di essere salvati.